CHESTE M'ABBASTA

di Aldo Iorio e Romano Filancia

Associazione onlus PRETA 2004

 

Fino a qualche anno fa solo pochi intimi conoscevano l’amore nascosto di Aldo e Romano per la poesia, il loro profondo attaccamento alla terra natia, la loro appassionata ricerca di personaggi caratteristici, di luoghi storici e delle cose più preziose del nostro passato, quello più recente e, soprattutto, quello più remoto.

Con la pubblicazione delle due precedenti opere “Faccia Tosta“ e “Apparecchie Americane” gli autori si sono posti all’attenzione dei lettori divenendo patrimonio culturale della comunità.

Nel presente lavoro "CHESTE  M’ABBASTA“ hanno saputo far rivivere una sorprendente galleria di personaggi, tutti interessanti sotto il profilo umano, ciascuno con una fisionomia ben definita, con una poetica storia da raccontare.

Solo ai critici di professione potrebbe sembrare perfino irriverente o discutibile l’accostamento e la convivenza di personaggi di così svariata natura, di diversa classe sociale, di differente educazione e cultura, ma basta indovinare la chiave di lettura giusta, quella del cuore per scoprire, immediatamente, come ogni profilo sia disegnato con profonda stima, con sincera ammirazione e, soprattutto, con immenso amore.

Aldo e Romano non conoscono ostacoli e riescono ad affrontare ogni argomento con l’inesauribile vena poetica, con la perenne fecondità dell’ispirazione, con il contagioso entusiasmo del loro animo eternamente giovane.

L’opera, sebbene pervasa da una struggente nostalgia per il passato, non conosce tormenti interiori e non si avvale, sfruttandoli, di certi temi ricorrenti nella cultura moderna. La poesia è sincera, reale e rifugge da qualsiasi forma di ermetismo. Essa è un invito a meditare sul senso della vita dell’uomo, suggerendo un itinerario attraverso il quale è possibile ottenere il raggiungimento degli obiettivi fondamentali: dalle ansie, aspirazioni, passioni e dolori, all’amore, alla pace, alla solidarietà insomma ad un mondo più giusto e fraterno.

E’ evidente, in essa, la via indicata che porta alla trasformazione: la scoperta della verità, cioè l’incontro con la luce di Cristo.

Naturalmente i meriti agli autori non finiscono qui: con sorprendente semplicità, con gioiosa naturalezza, con affettuosa familiarità risuscitano figure note e meno conosciute; le analizzano,  aumentano di poesia e quasi quasi le ricreano in una nuova dimensione, in una diversa realtà attraendoli all’indifferenza, all’oblio, alla noncuranza.

Il titolo dell’opera è suggestivo, accattivante e significativo: Cheste m’abbasta ( mi accontento

di quello che ho).

La struttura della stessa un piccolo capolavoro di fantasia, dove luoghi storici di ritrovo tra amici: la Villa, la Melfa, gliù campitte, la mazzatora, la funtana atterra, Meneca le mole, gliù punticeglie, la Pasquetta ‘ngoppa a gliù Colle, gliù Cinema Alambra, si fondono con i giochi dell’infanzia: guerra francese, nascunnarella, mazzappivese, robbabandiera, cucuzzara, stoppa, settemmezze, a palline, i me ne venghe, alla sfrocela, olio sale i pepe, in un alternarsi di personaggi ( Alduccie, Ennie Tizzone, Ficone, Milleccente, Muglicone, Zacalle, Benedette Cacature, ‘Ndogne Pipitte, Scannavine, Mamma Rina, Masine Fallotta,, Camarda, Pietre Ninnaccie, Ferdinande Sargenteglie, gli ome de paglia, zi Mariettella, gliù giucatore de carte) i quali proprio perché figli di una stessa terra, familiarizzano, raccontano le loro vicende personali e commentano avvenimenti, facendo rivivere momenti indimenticabili della storia di Roccasecca.

Aldo e Romano meritano di essere additati, a tutti i veri Roccaseccani, come esempio di feconda operosità e di grande attaccamento ai valori più genuini della tradizione locale; amano fortemente il dialetto Roccaseccano e temono che possa essere travolto dalle impietose

esigenze della vita moderna, ed allora scrivono, scrivono per contagiare gli altri e, soprattutto

per lasciare una testimonianza duratura e concreta.

Ringrazio Aldo e Romano per avermi dato questa possibilità e per aver ricordato il Maestro

Armando Parlatano inserendo in questa raccolta “ Amica mia sconosciuta” a me particolarmente cara.                 

 

 dalla presentazione del libro del               

                                                                                                        prof. Antonio Di Vito (‘Ndogne Milleccente)